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concerto
attesissimo su cui tuttavia non avrei scommesso una cicca, cacchio. troppa era
la paranoia che gli Strike Anywhere fossero diventati dei
fessi, mosci e pensionati. invece no.
tutto però comincia bene: arriviamo al posto (una volta tanto senza viaggiare)
alle 18.00, orario in cui mi era stata fissata l'intervista. aspettiamo un po' e
poi eccolo, Thomas Barnett in persona mi viene presentato dal promoter, pronto
per farsi intervistare (che emozione!). Thomas ci conduce nel tourbus (una roba
titanica, praticamente una carrozza ferroviaria con cuccette, ma di lusso), fa
sloggiare due dei The Loved Ones (loro spalla nel tour europeo) che giocavano
alla playstation e poi il resto lo leggerete su NLHC #4. tutto questo per dire
che Thomas è una persona davvero a modo, e per niente testa di cazzo, dotata di
parecchio raziocinio. belli felici ce ne andiamo a cena in una (ottima) pizzeria
lì vicino. al momento del nostro ritorno c'è già un piccolo branco di gente che
aspetta di entrare. presagisco il peggio, i modaioli sono in agguato. poco dopo,
con una puntualità notevole, ci viene gentilmente concesso di entrare da un
buttafuori (dipendente del posto, che praticamente è una discoteca, ricavata da
un vecchio dopolavoro ferroviario di mussoliniana memoria) che proclama:
"entrate a gruppi di cinque!" minchia! siamo a Dachau? disciplina! disciplina!
disciplina! e se il numero dei presenti non fosse
multiplo di cinque? mavacagher va... dentro l'atmosfera è desolante, sala
gigantesca, tipo teatro (c'è anche la galleria), pavimento in legno, luci
colorate del cazzo, laser... mi faccio un
giro
alla distro: ovviamente ci sono più vestiti che dischi ma
tant'è... sò yankees... per quanto mi riguarda prendo il disco nuovo (che è una
figata), Exitenglish e To Live In Discontent che possedevo masterizzati più una
maglietta... ci lascio una marea di soldi e manco mi regala un adesivo il roadie
sovrappeso del cazzo. grazie. perlomeno fanno i prezzi del catalogo Fat. in
realtà non è vero, i dischi da 10$ te li fanno pagare 10€, ok non c'è sta
differenza però... un po' di adesivi potevi regalarmeli stronzo. quando mi
rimetto a sedere non posso che notare come la sala si stia infarcendo di gente
con cui vorrei riempire le fosse comuni piuttosto che i concerti hc: se li
avessi spogliati tutti e mi fossi venduto i vestiti mi compravo gli Strike
Anywhere e li facevo suonare a casa mia per il resto dei loro giorni.
la mia paranoia sale quando cominciano a suonare i THE LOVED ONES che sono
veramente un gruppo del belino, inutile, e non la finisce
più di spaccare le palle ai presenti. per amor di verità
c'è da dire che alcuni fra i più ritardati apprezzano, primo fra questi un
certo... vabbè lasciamo perdere che non è elegante (tengo a precisare che questo
non è backstabbing perchè col suddetto mai sono stato amico, vostro onore). pare
comunque che la FatWreckChords i gruppi di merda da mandare di spalla ai gruppi
grossi in europa se li cerchi davvero col lanternino (vedi
il
concerto dei Good Riddance del 5 marzo 2006), complimentoni Mike. dopo tre
quarti d'ora di agonia i The Loved Ones si convincono che la scelta del suicidio
è la migliore e lasciano il palco agli STRIKE ANYWHERE. che cominciano a bomba.
che tiro, mammamia. in men che non si dica mi torna il sorriso. Thomas salta,
passa il microfono scatenando singalong e parla dal palco, anche se in pochi
capiamo. non che dica chissà che cosa ma già il fatto che voglia passare un
messaggio è bello. menzione particolare va fatta al suo abbigliamento: a parte
la consueta maglia dei Clash, è davvero vestito in modo orribile e questo gioca
a suo favore (cruuuust!), per non parlare delle varie toppe (anche al culo) di
gruppi come Discharge, Crucifix... tutto questo per dire che il palco lo tiene
da dio. gli Strike propongono tantissimi pezzi vecchi e quasi tutti quelli
nuovi, cosa che mi consola, anche se, come ho già detto, i pezzi nuovi non sono
niente male. anche durante l'esibizione dei suddetti le scene di idiozia da parte di
alcuni si sprecano, tant'è che i buttafuori li cazzieranno ripetute volte, fino
a cacciarne uno giù dal palco. che cattivi. ad ogni modo il concerto finisce
troppo presto. e ce ne andiamo a casa.
CONSIDERAZIONI FINALI:
1) i concerti Rumblefish costano troppo.
2) la gente fa schifo.
3) quanto al discorso relativo hai fighetti noto solo ora che ho detto
praticamente le stesse cose relativamente al
concerto dei Good Riddance del 5 marzo 2006... la Fat ha un target di merda,
mi pare innegabile. che sfiga ragazzi.
4) chissà se gli Strike Anywhere si rendono conto che una buona metà del loro
pubblico presente era costituito da fashion victims che non leggono i testi? |